Zola Predosa (BO) 2008

…..continua

Il post-adozione

Dopo una  fase iniziale del lavoro, in cui questo periodo di affiancamento era vissuto (da noi e dalle famiglie) come una sorta di passaggio obbligato, la “vigilanza” richiesta dal Tribunale, un incontro tendenzialmente formale, fissare l’attenzione e mettere a fuoco gli aspetti più celati dell’impianto della nuova famiglia mi è stato possibile grazie alla continuità della permanenza sullo stesso territorio  dal 2000 ad oggi e ad una posizione orientata all’ascolto e all’accoglienza,  che credo rappresenti il principale presupposto  del lavoro di un servizio che si occupa di famiglia e delle sue complessità.

L’adozione è in continuo cambiamento: richiede quindi, da parte di noi operatori, un atteggiamento dinamico che tenda ad adattare le modalità tradizionali di sostegno ai differenziati problemi che via via si presentano, senza arroccarsi in modelli stereotipati.

Un ascolto che si ponga l’obiettivo di leggere i cambiamenti dei bisogni portati dalle famiglie e ad orientare il lavoro in tal senso. (es. la necessità di supportare, nel tempo, le famiglie che hanno accettato i rischi giuridici, l’aumento dell’età dei bambini e  le storie che hanno alle spalle…)

Il mio compito consiste nell’aiutare i genitori a guardare oltre, a non sentirsi attaccati in prima persona dalle paure e dal dolore espresso dai bambini spesso sottoforma di sfide  e contrapposizioni, ma a comprenderne l’utilità per la costruzione del loro rapporto. E ancora aiutarli a vedere i cambiamenti nel processo di attaccamento.

Il presupposto è che i problemi, i comportamenti di difficile interpretazione, non siano eventi negativi, ma rappresentino segnali e quindi diventino opportunità  preziose su cui riflettere,  utili alla crescita della relazione tra  genitori e  figli.

E’ necessario quindi  garantire  ai genitori un sostegno competente, che sappia mettersi nei panni del bambino e li aiuti ad interpretare i suoi comportamenti strani, di chiusura, di provocazione o ancora di seduzione…come  normali fasi evolutive della relazione.

Penso sia  molto importante investire nella scelta di accompagnamento delle famiglie adottive ed essere loro vicini nei momenti più delicati che caratterizzano l’impianto della relazione genitoriale e le successive fasi di passaggio più cruciali, in una relazione “calda”, accogliente, presente e competente.

La stabilità e la continuità della mia presenza sul territorio e il tentativo di ascoltare le differenziate esigenze espresse dalle persone, condividere le loro difficoltà, provare a dar

voce al dolore espresso dai comportamenti complicati dei bambini, ha permesso di dare vita a diverse modalità di sostegno rivolte alle famiglie adottive del territorio, modulate nel rispetto dei bisogni individuali che ciascun nucleo porta e dei tempi evolutivi della famiglia.

Oggi tutte le famiglie vengono seguite tempestivamente, dal momento dell’arrivo del bimbo, con incontri periodici a cadenza perlopiù mensile, per almeno un anno. Successivamente, se ritenuto utile dai genitori, il lavoro prosegue con una forma di “sostegno breve a lungo termine”(Pavao): cioè garantire il supporto in particolari momenti di passaggio nella vita dei figli, come l’inserimento scolastico, l’adolescenza…

Ritengo inoltre importante poter offrire alle famiglie adottive uno spazio ed un contesto che consenta loro di non sentirsi sole nell’affrontare i momenti difficili che incontrano nella crescita dei figli: da qui è nato il lavoro dei gruppi di sostegno, rivolti a famiglie con bimbi di età omogenee.

Porterò il punto di vista di Silvia e Michele, sul significato del lavoro di sostegno post-adottivo: “Il processo di adozione di un bambino è un procedimento/evento che non ha tempi certi. Il passare del tempo dedicato all’attesa è scandito da emozioni personali e non da eventi fisiologici.

 

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Una risposta

  1. 27/09/2013

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