Zola Predosa (BO) 2008

…..continua

Chi pensa che il lavoro dei servizi socio-sanitari nel processo di adozione finisca nel momento in cui viene dichiarata l’idoneità all’adozione della coppia che la richiede, si sbaglia.

Quando il bambino/a arriva ha inizio non solo una nuova famiglia ma inizia anche un lavoro di collaborazione fra la famiglia appena formata e i servizi, per far si che il bambino/a si inserisca nella nuova famiglia nel migliore dei modi: è il periodo del post adozione.
Il percorso di post-adozione ha come effetto immediato quello di ridare una tempistica/pianificazione certa agli eventi.
Si passa da un momento di gioia incontrollabile data dal primo incontro, ad una pianificazione puntuale di incontri che trasmettono il senso di un cammino continuativo scandito dagli eventi della vita.In questo periodo i momenti di incontro aiutano ad affrontare le difficoltà o semplicemente i piccoli passi quotidiani che la nuova famiglia deve fare per arrivare a sentirsi tale.
Il valore maggiore che attribuiamo agli incontri del post-adozione è la capacità di tradurre ogni singolo segnale/comportamento in chiari messaggi che la bimba/o trasmette al mondo che la circonda.Ogni piccolo gesto, alcune volte percepito come insignificante, assume altri significati, se raccontato in maniera diretta negli incontri e permette di condividere modalità, prima di ascolto e poi di comportamento.
Durante questi incontri, a cadenza più o meno mensile, inoltre, si possono raccontare i progressi fatti e si decidono i passi successivi da fare con la bambina/o.
Nel nostro caso la bambina era molto piccola e quindi dapprima si sono affrontate le tematiche di integrazione nella nostra nuova famiglia, sostenendoci nella riuscita di una buona relazione affettiva.
Solo in un secondo momento, quando la bambina era più grande, alla fine del periodo di post-adozione, si sono invece affrontate le tematiche più prettamente legate all’adozione in sé  e come affrontare con la piccola questo delicato argomento.
Possiamo inoltre dire che, per la nostra famiglia, questi incontri sono stati molto importanti, non solo per affrontare le difficoltà, ma per raccontare e fissare i progressi fatti e condividere le continue ed immense gioie che la nuova famiglia prova in questi momenti.
Per concludere possiamo dire che il periodo di post-adozione ha più che altro lati positivi. La dimostrazione di questo è che, comunque, il rapporto con le persone che ci hanno aiutato prima e dopo l’arrivo della bambina non si è mai concluso”.
Significato simbolico di uno spazio/luogo di ascolto ed accoglienza di desideri, sofferenze e gioie
Pertanto, ormai da anni e grazie ad una presenza stabile sul territorio, tanto da aver dato la possibilità alle famiglie di ritrovare, nel tempo, la stessa persona con la quale si sono confrontate nei momenti cruciali della loro esperienza adottiva, il mio studio è diventato un punto di riferimento per le famiglie adottive: le famiglie vengono a portarmi a vedere i cambiamenti dei figli, a parlare di dubbi nelle scelte educative…o anche solo a fare un saluto: il legame che è nato nell’aver condiviso momenti importanti della vita familiare rimane.
Fava Vizziello afferma che il percorso di aiuto alla famiglia adottiva è molto più opportuno (ed economico) venga effettuato dalle persone con le quali la famiglia ha stabilito un rapporto di fiducia nella fase di preparazione e valutazione precedente: rivolgersi ad una persona con la quale si è stabilito un rapporto e un dialogo aperto, a cui si sono affidati i propri dolori e desideri, significa individuare e risolvere molto più rapidamente il problema. Per raggiungere tale obiettivo è importante garantire la continuità e la competenza degli operatori a fianco delle coppie e delle famiglie, per consentire loro di costruire un rapporto di conoscenza e di fiducia, cruciale all’arrivo del bambino, per poter riflettere sulle scelte  insieme all’operatore, non uno qualunque, ma quello con il quale si è aperto un dialogo profondo.
Purtroppo l’organizzazione dei servizi non sempre consente questo, in quanto difficilmente comprende le potenzialità di prevenzione rispetto al rischio di fallimento rappresentato dalla continuità degli operatori nel lavoro con le coppie prima e le famiglie poi, né riesce a fare i conti della maggiore economicità di tale organizzazione.

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Una risposta

  1. 27/09/2013

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